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domenica 14 ottobre 2012

L’uomo e la società


“Società” è un concetto vasto che può assumere, a seconda del contesto, significati diversi, ad es.:
1) insieme di persone che vivono insieme e hanno leggi e istituzioni comuni
2 (nella zoologia) gruppo organizzato che vive in comune
3) associazione di persone che ha un fine comune
4) impresa che svolge un’attività economica
5) unione di due o più persone a scopo commerciale
6) ceto, ambiente elevato
Antonio Meneghetti così spiega il concetto di “società”:
“La società è l’insieme degli individui che si danno delle regole per gestire le relazioni tra ogni singolo componente. Essa è imprescindibile per l’uomo che ne è l’artefice e il costruttore, e con la quale è indissolubilmente collegato in una interazione dinamica continua.
Questo è il punto di relazione tra individuo e società ed è inteso in modo positivo, per consentire la continuità della specie in evoluzione civile.”

mercoledì 3 ottobre 2012

La "setta" Ontopsicologia e la politica a Roma: Antonio Meneghetti a Montecitorio, Palazzo Valentini


Presso l’Auletta dei Gruppi Parlamentari di Montecitorio, il 23 febbraio 1990 si tiene la presentazione dei libri “Psicoterapia e società” (oggi “Psicologia, Filosofia, Società”) e “L’In Sé dell’uomo” di Antonio Meneghetti . Apre i lavori il senatore Benedetto Todini che illustra i motivi dell’incontro, tracciando un breve profilo dell’autore e del suo muoversi scientifico, alla ricerca di una metodica “che fosse affidabile a chiunque avesse voluto esercitare con valore, con professionalità, una funzione per l’uomo”. Sempre il Sen. Todini, in rappresentanza della Provincia di Roma, in occasione della consegna del premio “Una scienza per più culture” al Prof. Meneghetti , Prof. A. Krylov e Prof. A. Vidor a Palazzo Valentini il 21 aprile, pone l’accento “sull’importanza che ha, per l’intera collettività e non solo per la scienza in senso stretto, il fatto che ci siano uomini che in modo laico e coraggioso sanno guadagnare ogni giorno nuovi spazi d’intelligenza per la ricerca dell’Uomo”.
Chissà come sarebbe stato descritto questo evento in Occulto Italia? Che titolo avrebbe avuto? "La setta si siede a palazzo"?

Chi è il “ricercatore” secondo l’approccio ontopsicologico di Antonio Meneghetti?

Spesso in Ontopsicologia si parla di esattezza del ricercatore: cosa ci viene in mente quando sentiamo questa frase? A cosa pensiamo quando ci immaginiamo un “ricercatore”? Così su due piedi, potremmo pensare che si tratti di qualcosa che riguarda lo “scienziato”: per qualcuno coincide con chi fa scienza in senso lato, altri pensano allo sperimentatore chiuso nel suo laboratorio fra provette e becchi Bunsen. Beh, la prima cosa da capire nell’approcciare l’ Ontopsicologia è che tutti noi siamo nel nostro quotidiano dei ricercatori. Non bisogna pensare solo alle misurazioni e sperimentazioni della matematica, della fisica o della chimica: tutti noi siamo dei ricercatori, in ogni momento della vostra vita. Essere ricercatori significa affrontare il problema di come scegliere la propria vita, qui e adesso. Siamo dei “ricercatori” quando dobbiamo scegliere cosa mangiare, oppure scegliere se in quel momento è più importante mangiare o dormire, quando dobbiamo scegliere a chi fare quella telefonata per risolvere un problema, o quando dobbiamo capire qual è l’approccio giusto per servire quel cliente e renderlo soddisfatto. Quindi la notizia è la seguente: essere esatti come persone ci riguarda tutti. Significa essere esatti come uomini per avere “la bussola esatta nel viaggio quotidiano della propria esistenza, sia individuale che degli affari”. Il recupero dell’esattezza del ricercatore, dunque, è la chiave di volta che mette a disposizione l’ Ontopsicologia per chi vuole essere, con serietà e coerenza, un operatore efficiente innanzitutto per se stesso, quindi realizzato perché sa cosa è utile e funzionale alla propria identità e lo sceglie. Soprattutto lo scienziato, in quanto costruttore di società, ha bisogno di questa esattezza.

martedì 2 ottobre 2012

Ignorante…a chi? L’effetto rete nelle collettività


I regimi totalitari del passato continuano ad essere sempre oggetto vivo di studio: da Stalin ad Hitler, ci si continua a chiedere come si possa essere arrivati a “quel” punto…
Recentemente è stato pubblicato un libro intitolato “La Biblioteca di Hitler” di Timothy Ryback, un viaggio nella ricca biblioteca del dittatore per consentire la ricostruzione della sua trasformazione da imbianchino a tiranno, da operaio a “guru” delle masse…
Hitler possedeva più di 16mila volumi, di cui alcuni rari e tutti comunque letti e sottolineati. Amava tra gli altri Robinson Crusoe, Don Chisciotte e, cosa perlomeno curiosa, La capanna dello Zio Tom. E non sarebbe un caso isolato. Sembra che Stalin, per superare il suo complesso di inferiorità nei confronti di Lenin, si fosse procurato una biblioteca con oltre ventimila volumi…
La riflessione va a chi crede di poter ricondurre ad un fondamento di ignoranza le origini di periodi storici connotati dalla violenza e dall’odio. O meglio: di quale ignoranza parliamo? Né di quella del tiranno, ma neanche di quella esclusiva delle masse. Si tratta di un’ignoranza “tecnica” delle dinamiche che la psiche delle individui, e quindi delle collettività, è capace di attivare. Parliamo di dinamiche per lo più inconsce, ma non per questo meno potenti, capaci di formalizzare quelle che Antonio Meneghetti definisce “programmazioni universali”. Cosa significa? Che la vittima in un certo senso “sceglie” sempre il proprio carnefice, quindi anche le masse scelgono un individuo sul quale “proiettare” i propri bisogni inconsci, venendo a rappresentare un momento di una programmazione più complessa e articolata. E questo è solo un esempio di quello che in Ontopsicologia si definisce “effetto rete”…

Società e politica, da Platone ad Antonio Meneghetti


Nel De Republica Platone affronta il tema politico, delineando chiaramente come il compito di governare dovesse essere affidato ad una classe di “sapienti”, cioè ai filosofi.
Se questo spunto vi affascina, a prescindere dalle distorsioni e dalle “colorazioni” politiche che ne sono state fatte successivamente, guardate l’approccio alla politica e alla società proposto da Antonio Meneghetti. Il “sapiente” platoniano diventa l’uomo “autentico” capace di operare i valori umanistici: al fondo di qualsiasi opinione, l’uomo vero è sempre d’accordo con ciò che è l’uomo nell’altro. La consulenza di autenticazione, intesa come l’alta psicoterapia che già nell’antichità era riservata ai saggi e non ai malati, diventa lo strumento imprescindibile per oggettivare e qualificare a livelli avanzati la propria dote di natura.
Questa è la connessione autentica e sostanziale che può essere tracciata tra Meneghetti e l’ambito politico, nel senso più elevato del termine. Nessuna ontopolitica, quindi. O meglio, se a qualcuno possa piacere definirla così, allora ben venga anche un’ontopolitica se questa incarna una visione che affonda le sue radici nel sapere degli antichi filosofi.
 E cosa dire di Marcello Dell’Utri? Silvio Berlusconi? Alle strumentalizzazioni facili e gratuite di una politica che si riduce ad essere mero gioco partitico, preferiamo dire: “No, grazie!”.