Lo schema logico del processo psicoterapeutico è articolato in cinque tempi.
1) Situazione di impatto.
Lo psicoterapeuta all’arrivo del cliente, di cui deve conoscere almeno il nome, deve centrarsi in assoluta disponibilità alla novità del soggetto. Molto importante è la prima impressione di incontro. Infatti lo psicoterapeuta, mantenendosi in
totale ricettività, riceve i primi messaggi cinesomatici del cliente. Sulla falsariga del discorso logico del cliente, lo psicoterapeuta ascolta e interpreta soprattutto i messaggi inconsci, i quali trasmettono sempre in sincerità il cliente.
2) Anamnesi retroattiva.
Bisogna abituare il cliente all'introspezione. A questo scopo è necessario determinare una visione panoramica dell'ambiente familiare, delle relazioni di lavoro, degli interessi sociali, personali ed affettivi. Dopo un certo sommario
anamnestico, occorre fare esporre le aspirazioni, quindi sollecitare la precisazione del problema. Quando il cliente comincia a ricordare la cronologia dell’emozione, cioè la dinamica di valutazione soggettiva dei diversi episodi, impara a cogliere che i fatti più pesanti del suo passato si sono verificati anche per colpa propria. Quando il cliente, più che la storia di eventi, giunge a vedere il proprio Io in evoluzione attraverso i fatti, la seconda fase è
conclusa: la soggettività storica del cliente comincerà a risaltare.
3) Diagnosi fideistica.
Lo psicoterapeuta sollecita l'espressione fideistica - vale a dire speranze, desideri, propositi, timori - da parte del cliente. Ciò deve essere rivolto anche al passato, per ricercare quale era l'aspettativa più reale dell'Io in rapporto agli
eventi, fino a che punto l'Io ha ceduto di fronte a tutto ciò che era esterno di sé. Se il nucleo della tonalità affettiva non è l’Io vero, ma un complesso (cioè un qualunque diverso dall’Io), ci sarà la deviazione, ma l’esigenza più profonda e insoddisfatta sarà sempre
rilevabile nell’onda dell’affettività. L’onda affettiva è teleologia dell’Io a priori: è una dinamica pura che porta in sé la missione all’Io, quindi – se viene finalizzata a diverso dall’Io – esplode in incompatibilità interiore. Percorrendo la costante essenziale
dell’affettività al di là dell’oggetto temporaneo, si rivela la vettorialità originaria rivelatrice dell’archetipia unica del soggetto.
4) Individuazione dell'In Sé ontico.
La psicoterapia ontopsicologica è basata sul presupposto che già esiste un precostituito di sanità di fatto o potenziale. Il cliente guarisce solo se si rapporta al suo modo unico di dover essere. Lo psicoterapeuta, in questa fase, deve
favorire al cliente un processo di astrazione profonda di se stesso. Deve distrarlo da ogni problematica contingente e spingerlo ad un ritrovamento della causa ultima (o prima) del proprio essere in crisi. In un cero senso è come portare il cliente all’evidenza di un tradimento interiore. Al fondo di se stessi c’è un’esigenza sempre anteriore a qualunque fatto e ogni fatto deve essere visto e scelto in rapporto a quell’esigenza.
5) Verbalizzazione ragionata e ripetuta dell'In Sé ontico (psicoterapia centrata sulla pulsione).
La psicoterapia ontopsicologica è fortemente direttiva. Tutto è determinato dalla centralità ontica del cliente. Vale a dire che il fulcro della psicoterapia non è determinato da un punto di convinzione dello psicoterapeuta, ma solo dal dettato semantico dell’In Sé del cliente. Lo psicoterapeuta è un tecnico che sa leggere la “protosemantica” del cliente e la espone alla coscienza di questo, affinché il cliente
possa agire volontariamente ed aprire la metanoia ricostituente.
Per approfondimenti :
ontopsicologia