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martedì 2 ottobre 2012

Avere o essere? Il dilemma del don chisciotte…

Lo zapping in televisione ogni tanto può rivelarsi produttivo, tanto che l’altra sera mi imbatto in una fiction sul don chisciotte che mi porta a rispolverare una citazione di Cervantes: “Nel mondo non c'è che due razze, diceva mia nonna, quella di chi ha e quella di chi non ha”. Apparentemente banale, ma oggi questo aforisma si veste di un sapore nuovo e faccio un reframe del problema: nel mondo c’è chi ha e c’è chi è. Antonio Meneghetti, che di certo non è un guru ma un uomo dal quale poter imparare molto, distingue nella vita dell’uomo un ciclo biologico e un ciclo psichico. Il primo è caratterizzato proprio dall’avere, dalla soddisfazione dei propri istinti-base ed è il modus vivendi attraverso il quale ripetiamo e conserviamo la specie. Completare il ciclo biologico è uno step necessario per evolversi nel ciclo psichico, caratterizzato dall’assalto metafisico, dalla realizzazione dell’individuo della propria tensione verso l’essere. Avere per essere. Come si inserisce in questo quadro chi non ha? Beh, se l’avere caratterizza la realizzazione del ciclo biologico….il non avere denota una carenza proprio nella gestione dei livelli base della propria esistenza. E questo vale sia che vogliate leggerlo come un non avere materiale che come un non avere psicologico o spirituale. La considerazione infatti è che la maggioranza degli individui non arriva completare neanche il ciclo biologico e basta guardare il mondo animale per rendersene conto: vedete mai un animale un animale “distratto” o che si dimentica della propria economia esistenziale?

Ignorante…a chi? L’effetto rete nelle collettività


I regimi totalitari del passato continuano ad essere sempre oggetto vivo di studio: da Stalin ad Hitler, ci si continua a chiedere come si possa essere arrivati a “quel” punto…
Recentemente è stato pubblicato un libro intitolato “La Biblioteca di Hitler” di Timothy Ryback, un viaggio nella ricca biblioteca del dittatore per consentire la ricostruzione della sua trasformazione da imbianchino a tiranno, da operaio a “guru” delle masse…
Hitler possedeva più di 16mila volumi, di cui alcuni rari e tutti comunque letti e sottolineati. Amava tra gli altri Robinson Crusoe, Don Chisciotte e, cosa perlomeno curiosa, La capanna dello Zio Tom. E non sarebbe un caso isolato. Sembra che Stalin, per superare il suo complesso di inferiorità nei confronti di Lenin, si fosse procurato una biblioteca con oltre ventimila volumi…
La riflessione va a chi crede di poter ricondurre ad un fondamento di ignoranza le origini di periodi storici connotati dalla violenza e dall’odio. O meglio: di quale ignoranza parliamo? Né di quella del tiranno, ma neanche di quella esclusiva delle masse. Si tratta di un’ignoranza “tecnica” delle dinamiche che la psiche delle individui, e quindi delle collettività, è capace di attivare. Parliamo di dinamiche per lo più inconsce, ma non per questo meno potenti, capaci di formalizzare quelle che Antonio Meneghetti definisce “programmazioni universali”. Cosa significa? Che la vittima in un certo senso “sceglie” sempre il proprio carnefice, quindi anche le masse scelgono un individuo sul quale “proiettare” i propri bisogni inconsci, venendo a rappresentare un momento di una programmazione più complessa e articolata. E questo è solo un esempio di quello che in Ontopsicologia si definisce “effetto rete”…