Visualizzazione post con etichetta leader. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta leader. Mostra tutti i post

lunedì 26 novembre 2012

“Le proposte dei giovani dei Paesi di area-BRIC presentate a Ginevra all'insegna dell'Ontopsicologia rappresentano autentiche sfide nazionali all'integrazione sociale, alla disoccupazione, allo sradicamento della povertà, allo sviluppo sostenibile e a molte altre emergenze incluse negli MDGs (gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio indicati dalle Nazioni Unite). Così hanno commentato i valutatori ECOSOC, il Consiglio Economico e Sociale ONU, chiamati a giudicare i 4 progetti presentati in quella sede dalle quattro delegazioni. ““Oggi questa conferenza dà l’opportunità ai giovani provenienti dal Brasile, dalla Russia, dall’India e dalla Cina di interagire attraverso le rispettive culture, nell'obiettivo consapevole di diventare giovani leader socialmente responsabili”, è stato aggiunto. A latere dell'evento-BRIC, sempre nella stessa sede, anche la proclamazione dei vincitori dell'edizione-2011 del Premio bandito dalla “Fondazione di Ricerca Scientifica ed Umanistica Antonio Meneghetti”.

sabato 13 ottobre 2012

Antonio Meneghetti: EMERGENZE PLANETARIE, NON BASTA L'ASSISTENZIALISMO. SOLO... ONTOPOLITICA?

“Lo Stato che diventa eccessivamente assistenzialista sottrae all'individuo il proprio dovere naturale di formarsi, di crescere, di responsabilizzarsi”. Da sempre Antonio Meneghetti denuncia i rischi dell' “assistenzialismo”, sia nella dimensione individuale che in quella sociologica, sia nel microcosmo genitori-figli che a livello di comunità nazionali, sia nella pratica pedagogica che nelle scelte politiche. E al riguardo, ribadisce la propria posizione anche ricorrendo ad esempi diversi: come quando ricorda che “i geni dell'umanità, sempre individuali, sono tutti nati dal sacrificio (nessuno viene dalla gratificazione di famiglia”, oppure quando spiega le poderose trasformazioni culturali ed economiche conosciute dalla Cina. “Deng – ricorda Meneghetti – conosceva bene la filosofia del luterano francese Calvino. E quando insegnò ai cinesi che è bello e buono essere ricchi, cominciò a far capire ai cittadini che dovevano cercare di diventarlo per non essere sempre di peso allo Stato”. Più nel dettaglio, secondo l'Ontopsicologia “i benefici dell'assistenzialismo integrale e collettivo devono essere continuati”: “non posso essere me stesso se la dignità di un altro uomo è lesa”, scrive Meneghetti nel suo libro Sistema e Personalità. Il rischio è che però, nel fare questo, si sottovalutino quelle “ombre sinistre di deviazione e regressione” che si annidano proprio “dietro l'aiuto al prossimo perdente”: “un esclusivo biologismo” e “un'indiretta complicità con la disgrazia”. Il punto di sintesi tra queste opposte istanze? Meneghetti l'enunciò per esempio al Palazzo di Vetro a New York in una conferenza del 2001. “I leader devono saper dare la strada all'anima di qualsiasi sottosviluppato (...). Quando ogni uomo legge il mandato della sua anima, realizza tutto questo e migliora il mondo per tutti”. Solo... ontopolitica? Fatto sta che, a dieci anni di distanza, le Nazioni Unite si interrogano sull'effettiva efficacia delle tante azioni intraprese all'insegna degli MDGs (gli “obiettivi di sviluppo del millennio”) per combattere nel mondo fame, malattie, discriminazioni, analfabetismo. Mentre invece, proprio in ambito ONU, sono stati assunti come felice paradigma alcuni progetti fondati sulla metodica ontopsicologica realizzati con successo in Brasile, in un'area del Paese - sottratta così a povertà e subcultura - che da questi progetti, finanziati esclusivamente con risorse private, ha tratto grandi benefici economici e sociali.

mercoledì 10 ottobre 2012

I tre pericoli per il giovane

Prima di diventare un grande scrittore si impara a leggere e a scrivere. Così prima di usare l’Ontopsicologia in maniera semplice ed elementare bisogna togliere alcuni difetti. Perché anche l’Ontopsicologia se non è capita in modo razionale, concreta e responsabile può diventare una fissazione ideologica che va a rinforzare la frustrazione finale. Lo scopo è poter usare lo strumento “ontopsicologia”, di Antonio Meneghetti, per poter cominciare una nuova generazione di leader. Ma prima bisogna togliere alcuni difetti, alcune difficoltà, alcuni pericoli che il giovane porta con sé e dove sostanzialmente rimane ingannato. I punti da analizzare in questo senso sono tre: il biologismo, l’idealismo critico e il sesso. Non è necessaria la contemporaneità di tutti e tre per considerarli un pericolo. È sufficiente anche uno solo di essi per mettere in discussione la costruzione di una personalità efficiente del giovane nella società. In sostanza il biologismo sarebbe ridurre l’umano ad una sola dimensione, cioè quella biologica, dimenticando la dimensione integrale dell’uomo. Vengono elusi, evitati i grandi riferimenti di conoscenza, intelligenza, felicità, responsabilità, superiorità. Cioè questo grande mondo di stupendi valori non viene sottolineati, non vengono incrementati nei giovani. Oppure tutti questi valori vengono ricattatati, vengono presi per fare servizio esclusivamente ai valori biologici cioè sesso, mamma, papà, famiglia, figli. Per la maggioranza dei giovani fare famiglia diventa lo scopo ultimo, primario, assoluto. Così il giovane perde la grande scuola del leaderismo sociale, l’ambizione, la superiore capacità di fare con capacità di guadagno continuo. Quando per esempio nell’età in cui è ricco di emozioni e prova delle paure, prova delle forme chiuse, questo dipende anche dal fatto che il giovane non ha imparato ancora le forme per verbalizzare, per estendere, per formalizzare i grandi potenziali che lui ha. Cioè non sa parlare. Sa solo emozionarsi e non costruisce niente. E questa è un’energia perduta perché non è formalizzata sul piano storico e sociale per soddisfazione individuale. L’idealismo critico è la trappola dove tutti anche se per un breve periodo, siamo passati durante l’età adolescenziale. È cioè l’illusione di una onnipotenza di poter fare tutto che il giovane avverte quando cresce. Di fatto esiste questo perché comincia la coscienza di una potenzialità personale dove tutto potrà diventare possibile: il corpo cresce, si comincia a vedere con curiosità il mondo, si sperimenta l’indipendenza di pensiero. Tutto questo arriva con abbondanza per natura, ma esiste – nel giovane - ancora l’incapacità storica di poter usare questa forza. Il punto critico dove pedagogicamente bisogna intervenire è la responsabilizzazione del giovane di fronte a questa sua ricchezza personale; è l’insegnamento di una gestione matura di quello che rappresenterà la sua forza futura. Perché questa gratuità è data per un breve periodo della vita, non si può pensare di averla per sempre. E in questo tempo che si costruisce la struttura vincente per lo sviluppo della propria personalità. Il sesso È chiaro che i giovani sono la bellezza fisica di ciò che si riferisce alla struttura del sesso. E quindi là dove l’essere umano fiorisce prima, proprio lì arriva più rapida la malattia e anche la distruzione. Il sesso è un problema enorme e onestamente, molto grande. Non è un problema che nasce dalla natura, ma è un problema che si è formato attraverso le diverse forme di società, di civiltà in cui viviamo. Certamente ha la sua importanza perché la natura ha trasmesso l’eternità della specie esattamente nell’azione sesso cosicché attraverso esso la natura fa l’immortalità della specie. Non è il sesso in sé il problema, ma è lo stereotipo che si usa nel sesso che poi ferisce. Il giovane è biologicamente pronto a livello sessuale in un momento della sua vita senza però avere la maturità psicologica del gesto. Ma ricevendo inoltre continui input dall’esterno che spingono all’azione sessuale, agisce poi a vuoto una funziona che non coglie in maniera funzionale per se stesso. Ma è circondato da stereotipi, condizionamenti che cercano comunque di imbrigliare uno degli istinti più belli della vita.